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Vittorio Schieroni visita Expo 2017 Astana

Aggiornato il: mag 14


Vittorio Schieroni ha visitato l'esposizione internazionale "Expo 2017 Astana" (Kazakhstan, giugno-settembre 2017). Qualche nota e riflessione inedita sull'evento.


Impressioni dal Kazakhstan, visita a Expo 2017 Astana di Vittorio Schieroni

Arrivare ad Astana è trovarsi di fronte a una New York sorta nel bel mezzo della steppa, una città da fantascienza fatta di grattacieli e incomprensibili edifici dalle forme geometriche. Astana non è il Kazakhstan, Paese antico con un popolo dalle secolari tradizioni nomadi, un territorio immenso che collega Europa ed Estremo Oriente, che tocca Russia e Cina. Ma Astana è il simbolo di quanto questo Paese ex Sovietico sia irrimediabilmente proiettato nel futuro, trainato dal petrolio e dalle sue riserve energetiche, dal vasto patrimonio di risorse minerarie che lo hanno beneficiato di un’improvvisa ricchezza. Questa giovane e avveniristica capitale ospita fino a settembre l’Expo Internazionale, tappa intermedia tra le due Esposizioni Universali di Milano e Dubai, offrendo al mondo il tema dell’energia futura, “Future Energy”, con l’obiettivo di creare dibattito tra i diversi Paesi su come assicurare a tutti un accesso sicuro e sostenibile alle energie riducendo progressivamente le emissioni di anidride carbonica. I media italiani lo hanno praticamente ignorato, ma l’argomento è importante.



Mi trovo così a girare tra i padiglioni di questo Expo asiatico con la certezza di essere un ospite, visitatore proveniente da un contesto differente e lontano. Non si gioca in casa, questa volta, non siamo a Milano. Il numero di visitatori occidentali, nettamente inferiore rispetto a quello dei locali, dei russi e degli orientali, è una conferma di questa sensazione. Expo 2017 Astana è una manifestazione che sembra essere stata pensata per una fetta di mondo che conosciamo poco o nulla, con abitudini e stili di vita diversi, che non vede nell’Europa e negli Stati Uniti il proprio centro dell’universo, ma che ha molte cose da dire e che sarebbe opportuno ascoltare. Non fosse altro perché il mondo è più ampio dei nostri confini e l’Occidente non ne è più il padrone incondizionato.



L’impressione, che avevo lasciato a Milano nel 2015 e riscopro ora ad Astana, è quella di trovarmi in un luogo difficilmente definibile, tra il museo e un parco dei divertimenti, soggetto a un bombardamento di infografiche, installazioni multimediali e video per fornire ai sette milioni di visitatori previsti dati e statistiche di ogni genere. Venticinque ettari di area espositiva per contenere le idee e le proposte delle organizzazioni internazionali e degli oltre centodieci Stati partecipanti, molti dei quali non avevano fatto la loro comparsa in Italia due anni fa. Al centro dell’area un’enorme costruzione di forma sferica che ospita il padiglione kazako in una sorprendente ostentazione di luci, specchi, acciaio e tecnologia, dove ogni piano è dedicato a una diversa fonte di energia. Presente anche l’Italia con proprio padiglione per narrare la storia e l’importanza dell’ingegno italiano, partendo dalle figure di Alessandro Volta, Antonio Pacinotti, Enrico Fermi e Leonardo da Vinci. Un piccolo motivo di orgoglio vedere questo pezzo di Italia approdato in Asia centrale, a incantare i visitatori con le bellezze architettoniche e paesaggistiche del nostro Paese insieme alla sua storia di creatività e talento. Assistere al dialogo e alla vicinanza fisica tra persone così diverse, provenienti da così lontano, dà l’effimera illusione che il mondo sia più vicino e i contrasti meno stridenti, il divario tra ricchezza e povertà meno accentuato, le divisioni per motivi politici e religiosi meno profonde.



In questo Paese d’Asia centrale sono da tempo spariti il khan, lo zar e molte delle antiche tradizioni, forse troppo in fretta, lasciando una situazione generale non priva di problemi irrisolti e contraddizioni. Un Paese in rapido sviluppo che vuole diventare un crocevia economico tra Cina, Russia ed Europa ponendosi da protagonista lungo le rotte commerciali della nuova Via della seta: uno scambio di merci, denaro, relazioni che si basa anche sulla condivisione delle risorse energetiche. L’Expo di Astana aiuta a comprendere quanto sia importante una discussione aperta e condivisa sul tema dell’energia, per trovare nuove soluzioni sia per quanto riguarda un utilizzo delle risorse più razionale e responsabile, attento alla salute dell’uomo e all’equilibrio dell’ecosistema, sia in relazione allo sviluppo dei popoli che vivono sul nostro Pianeta.


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